L’opposizione: «Ora più controlli». Giuseppe Carrieri:
«Evento inaudito ho scritto al prefetto Servono azioni»
«Il volto di questa ragazza di 20 anni era completamente tumefatto, portava su di sé i segni di una violenza inaudita, inaccettabile». Durissime le parole del sindaco Vito Leccese che nella serata di ieri ha incontrato la studentessa vittima dell’aggressione. «Non si può rimanere insensibili o indifferenti rispetto a questo episodio che io considero gravissimo, perché è avvenuto in un parco cittadino. Giuditta ci ha raccontato di momenti di grande terrore. Ho sentito il procuratore della Repubblica a cui ho manifestato la mia preoccupazione, perché questo è un fenomeno che richiama la banalità del male della nostra società». Leccese si è fatto portavoce di un messaggio di Giuditta, quello di realizzare nel parco Rossani un progetto di comunità.
«Assurdo – continua il sindaco – che nessuno sia intervenuto. Vuol dire che dobbiamo veramente fare un lavoro forte di ricostruzione delle fondamenta della nostra comunità e su questo noi non vogliamo transigere. Noi saremo accanto a Giuditta, alla sua famiglia, perché si faccia giustizia, perché si individuino i responsabili, ma soprattutto insieme a Giuditta, vogliamo incominciare un percorso, un progetto affinché i luoghi di aggregazione nella nostra città possano essere veramente luoghi di aggregazione. Il presidio della polizia locale è importante, ma il presidio dei cittadini che vigilano sulla comunità è altrettanto importante». Leccese ha comunque chiesto un potenziamento dei controlli nelle piazze e nei parchi. «Durante il processo l’amministrazione si costituirà parte civile e chiederà anche che eventuali comportamenti da parte di qualcuno, penso agli operatori dei bagni presenti all’interno della caserma Rossani, possano essere censurati non solo sul piano amministrativo ma anche sul piano penale».
«Il mio primo pensiero – commenta Annamaria Ferretti, presidente del Municipio I – va alla ragazza brutalmente aggredita: a lei va tutto il mio affetto e la totale solidarietà insieme all’abbraccio di una comunità che insieme a me classifica questo gesto come una “barbarie”. Non esiste una parola diversa. Le sue ferite fisiche guariranno, ma le fratture sociali aperte da questa vicenda fanno altrettanto male. Il fatto che due adulti abbiano guidato o spalleggiato un branco di ragazzini nel pestaggio è l’aspetto più degradante. Chi dovrebbe educare è il fatto promotore di ferocia, offrendo ai minori il peggiore degli esempi possibili. La violenza è davvero diventata normale amministrazione? Non posso accettarlo».
Anche il rettore dell’Università di Bari, Roberto Bellotti, è intervenuto: «Una studentessa è stata vittima di un episodio brutale di violenza cieca e immotivata. L’Università di Bari condanna la cultura della violenza e del degrado che attraversa il tessuto sociale e avvelena la collettività. Di fronte alle trasformazioni in atto negli spazi urbani e alle macerie dell’alienazione sociale, l’Ateneo barese ribadisce il proprio impegno per contrastare le derive».



